Paolo Menghi. “La scienza dello Yoga Evolutivo”. (Estratto)

IL CORPO
Parlare di yoga significa parlare della lunga storia dell’essere umano in rapporto a se stesso. La parola deriva dalla radice sanscrita yug: ‘unire’, ‘congiungere’, ‘legare insieme’, ‘mettere due forze sotto un unico giogo’. Yoga significa comprendere, all’interno dell’unità del proprio intento, la molteplicità e gli attriti che la vita offre.
Spesso chi si avvicina allo yoga lo fa perché ha sufficiente sensibilità per accorgersi di aver bisogno di una forza e di una trasparenza che sono andate perdute nel corso della propria vita. E di questa mancanza soffre. Quindi questa sofferenza è uno stimolo.
Lo stato fisico, energetico e mentale della maggioranza delle persone è abitualmente molto compromesso e necessita di un intenso lavoro per essere messo nelle condizioni di ‘normalità’. Di solito viene considerato normale uno stato di compromissione, intossicazione e scompenso piuttosto gravi delle componenti tamasiche, rajasiche e sattviche individuali.
Si considera normale tale livello di intossicazione solo perché è abituale e rappresenta la norma statistica. I pochi che non vogliono sottostare a questa normalità statistica si curano di rimettere in sesto, a seconda della propria scala di priorità, una di queste tre componenti separandola dalle altre. Non ne vedono la connessione. Ma la normalità a cui mi riferisco non è statistica, è la condizione, che non è così frequente, di buon funzionamento dei tre livelli suddetti.

Se ci si abitua a osservare l’effetto che il lavoro sul corpo esercita sulla psiche, si sviluppa una consapevolezza costante in qualunque momento della giornata e in qualunque situazione di vita. Salire le scale, mangiare, fare un massaggio, anche queste semplici azioni possono divenire yoga, cioè opportunità per sviluppare un livello di intensità e di attenzione non consueta. Ma se non si conquista una pratica costante è difficile imparare a salire le scale da svegli, perché senza pratica è poco probabile saper approfittare della giornata in senso evolutivo, cioè riuscire a usare la quotidianità in funzione di una volontà di apertura e di crescita.
Lo yoga evolutivo insegna a tenere gli occhi sempre aperti, perché un ricercatore ha la necessità di vedere dove mette i piedi. L’importanza di mantenere una mente vigile viene definita subito, già da quando si comincia il lavoro sul corpo, affinché esso sia fin dall’inizio connesso alla coscienza.
Ogni essere vivente è un trasformatore di energia grossolana in energia più sottile, ma l’essere umano può compiere questo processo volontariamente, agendo la propria consapevolezza nel mondo e trasformando così la materia di cui egli stesso è costituito. Questa trasformazione scenderà negli strati più densi del suo essere, rendendolo via via più permeabile alla luminosità della consapevolezza che scende. Dalla sua densità si leverà altro fango e sarà necessaria molta determinazione. Quando questa diverrà abbastanza intensa e pulita, l’Intento sarà agganciato e farà il resto.

LE EMOZIONI
Un cammino di verità non si esaurisce nella comprensione delle proprie emozioni, ma chi lo percorre deve essere in grado di riconoscerle, accoglierle e trascenderle. Per sviluppare questa competenza bisogna imparare a far scendere lo scandaglio dell’intuizione nel cuore, e a discri¬minare le varie componenti degli stati emotivi che lo attraversano.
Per seguire un’indagine accurata di quanto succede al proprio interno bisogna anzitutto sviluppare un desiderio autentico di conoscere cosa abbiamo dentro. Coltivando questo desiderio nasce una volontà abbastanza forte e pulita da favorire sufficiente distacco per un’osservazione neutra. Il più delle volte il desiderio stesso di verità è solo apparente e nasconde, già dall’inizio, il tentativo di usare questa ricerca per camuffare meglio alcune parti della propria personalità che non si ritengono ‘giuste’ e che non si vorrebbero mettere in mostra.
Pretendere in partenza un volere pulito rende impossibile la partenza. Fingere che quel volere sia già pulito, rende impossibile continuare. La strada si percorre ripulendo il nostro desiderio di percorrerla e ringraziando la finzione che ci ha permesso di arrivare fino a quel punto. È del tutto normale muovere i primi passi sorretti dalla fantasia. È del tutto normale che questo accada all’inizio e poi si creino altre fantasie, e successivamente anche queste cadano. Comunque procediamo, consci del contrasto tra i nostri limiti e l’ampiezza dei nostri orizzonti. Così si impara a vivere con cosciente pienezza dando energia alle proprie aspirazioni e costruendo la forza necessaria per proseguire, partendo dalla semplice pratica.

Lo yoga evolutivo spinge sempre in due direzioni: verso l’alto e verso il basso. La forza e la luce in cui ti immergi quando sali non hanno altro scopo che illuminare e trasformare le profondità più oscure della materia quando ridiscendi. Altrimenti la salita avrebbe il prezzo della scissione: è una strada già provata e fallita, e vanifica il senso stesso dell’incarnazione in una forma umana di materia vivificata. Rendere conscio l’inconscio della nostra struttura più densa non è cosa che possa avvenire distesi su un divano, ma dedicando ogni azione della vita alla ricerca di questa trasformazione radicale della coscienza.
Seguire la via dello yoga evolutivo significa continuare appassionatamente al di là di una vita sognante retta e costretta dal binomio illusione-delusione. Questo vuol dire espansione: sperimentare uno spazio più grande; e dà benessere. Da qui inizia tutto. Appena c’è espansione e benessere, si presentano due possibilità: si utilizza l’ampiezza conquistata per entrare in contatto con qualcosa di non conosciuto oppure non si sa più cosa fare e si scappa. Ma se abbiamo passato una vita intera a pensare: “Cosa devo fare per poter stare bene?”, nella convinzione che ciò sia impossibile per colpa di qualcuno, immaginate l’angoscia di sentirsi bene in uno spazio ampio e pulito.

 

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