Meditazione relazionale

 

La Meditazione Relazionale è uno dei momenti fondamentali del metodo normodinamico.

Si tratta di un percorso di gruppo di durata triennale. I gruppi, una volta costituiti, rimangono stabili per l’intera durata del percorso incontrandosi una volta al mese.

Il lavoro ha lo scopo di restituire alla persona una maggiore libertà di scelta ed una piena responsabilità nei confronti della propria vita. Obiettivo del lavoro è l’incremento della complessità del sistema conoscitivo dello studente e della sua capacità di partecipare in maniera attiva e flessibile alla costruzione delle proprie esperienze di vita.

Lavorare sull’aumento della complessità significa imparare a riconoscere, distinguere e vedere le connessioni tra bisogni, desideri, fantasie, emozioni, schemi di rappresentazione mentale. Nel percorso di meditazione relazionale si porta lo sguardo sulle proprie relazioni, da quelle primarie a quelle attuali, per scoprirne gli aspetti automatici e ripetitivi e portarvi una spinta di rinnovamento, proteggendole dai rischi connessi alla trascuratezza e all’automatismo: tra gli scopi del lavoro, lo sviluppo della capacità di sostenere relazioni intime mature, nelle quali esprimere con semplicità ed efficacia il proprio sé reale.

Nel gruppo nel corso del tempo si costruisce un processo di scambio, di contenimento reciproco e di condivisione: un gruppo capace di funzionare creativamente non produce omologazione, bensì stimola l’autonomia e promuove il sentimento di identità personale.

 

Nell’associazione sono attivi due moduli:

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Chi sono io? Il lavoro autobiografico normodinamico.

a cura di Matilde Mattia e Federica Cervini

Osservando in maniera attenta la vita di ogni persona, è possibile vedere una sorta di “filo rosso” che la attraversa, talvolta in maniera evidente ed altre in maniera nascosta, quasi misteriosa. Per molti arriva un momento in cui il bisogno di raccontare, a se stessi o ad altri, la propria storia, si fa prepotente: raccontare per comprendere meglio il proprio presente, per individuare ciò che va portato a compimento e ciò che invece va lasciato andare, per differenziare il proprio volere dagli imperativi occulti ai quali ci siamo attenuti, spesso senza piena consapevolezza.

Nei primi mesi, il gruppo lavora su temi inerenti lo studio autobiografico (per es. l’intimità, il conflitto, il bilancio di giustizia, etc), al fine di acquisire nuove categorie di pensiero ed apprendere come relazionarsi in maniera rispettosa, sensibile e competente con i racconti propri e altrui.

La parte centrale del lavoro consiste nella ricerca e nella presentazione della propria storia familiare trigenerazionale: lo studente dovrebbe approdare ad una narrazione diversa, in termini di complessità, dal racconto mitologico familiare all’interno del quale è cresciuto. Va sottolineata l’importanza del compiere questo lavoro da adulti,  quando dovremmo essere finalmente in grado di porre domande nuove, ed ascoltare risposte reali.

Nei mesi finali l’attenzione torna al presente, che è l’unica realtà nella quale possiamo spendere ciò che conosciamo, senza perderci nel rimpianto o nella nostalgia del passato, o nella preoccupazione o speranza per il futuro: le nostre azioni, nel momento presente, possono offrire piena testimonianza di chi siamo, e costruire un futuro di pace.

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Meditazione e vita quotidiana.

a cura di Nicola Vitale

“La potenza del pensiero muta il destino. L’uomo semina un pensiero e raccoglie un’azione; semina un’azione e raccoglie un’abitudine; semina un’abitudine e raccoglie un carattere; semina un carattere e raccoglie un destino. L’uomo costruisce il suo avvenire col proprio pensare ed agire. Egli può cambiarlo perché ne è il vero padrone.” (Shivananda)

In questo modello di meditazione relazionale il lavoro è ben rappresentato da questi versi: la vita di ognuno è plasmata da ciò che si fa, si dice, si pensa. Questo rende indispensabile, se si vuole seguire un percorso di crescita, la presa in carico totale della condizione in cui si vive: quello che ci succede dipende in buona misura da noi stessi, nel bene e nel male. La buona notizia è che, se è così, possiamo intervenire attivamente nella determinazione della nostra realtà abbandonando la fantasia dell’essere vittima delle circostanze e l’abitudine al lamento.

Per promuovere un pensiero-parola-azione propizio e correggere, quando necessario, abitudini radicate, si devono sviluppare strumenti specifici e molto selettivi. Imparare a guardare, studiare con attenzione, agire in tempo reale. Non è semplice ma è una prospettiva entusiasmante anche se non ci si può aspettare risultati a buon mercato ed è opportuno quindi prepararsi ad un lavoro paziente, meticoloso e protratto nel tempo.

Il corso di Meditazione Relazionale si propone di guidare e accompagnare i partecipanti in una sistematica osservazione, revisione critica e intervento in numerosi ambiti della vita individuale e relazionale. La presenza degli altri componenti del gruppo è qui importantissima: il guardare l’altro, l’essere guardati, il confronto e lo scambio assidui, si trasformano in una lente di ingrandimento su se stessi. Ci si protegge in questo modo dall’illusione fondata sull’autoinganno e si fruisce di uno stimolo e di un sostegno indispensabili.

Il gruppo si incontra una volta al mese. E’ richiesta una certa dimestichezza con la pratica meditativa e la disponibilità ad impegnarsi nel lavoro anche oltre  il tempo dedicato agli incontri di gruppo.