Meditazione del plenilunio mercoledì 4 febbraio ore 21.30

Meditazione del plenilunio mercoledì 4 febbraio ore 21.30

 

... lascia che il mio cuore sia colmo di dolcezza come la tua luna quando sorge silenziosa la notte. ... 

da Preghiera alla madre universale, Paolo Menghi, Il Filo del Sè

 

Riportiamo qui di seguito la spiegazione dettagliata della meditazione del plenilunio che stiamo praticando in questi mesi. E' una meditazione che è stata molto praticata in passato e che fu adottata anche come sadhana quando le circostanze (come gli Yatra) richiedevano una pratica più snella del consueto. La pratica è composta da tre fasi distinte ognuna delle quali può essere praticata indipendentemente dalle altre. La sequenza completa, così come la pratichiamo durante il plenilunio, era indicata da Paolo Menghi come particolarmente efficace nell'accompagnare e sostenere il percorso di ricerca personale di ognuno.

Chi desidera approfondire la pratica di queste meditazioni può partecipare al gruppo di pratica che si incontra ogni giovedì dalle 17.30 alle 18.15. La partecipazione è libera, è sufficiente segnalare la propria presenza in segreteria.

Ulteriori approfondimenti sono inoltre possibili consultando la rivista Ttsui Ting Ttai o i Quaderni di Yoga Evolutivo dove questa e altre meditazioni sono pubblicate. E' possibile consultare o acquistare queste pubblicazioni presso l'associazione.

 

Prima meditazione:

Hoh Wam Hum Jah

“La concentrazione su queste sillabe seme favorisce lo sviluppo di saggezza e conoscenza e il ricongiungimento interiore con se stessi”

 

Chi teme di essere quello che è, o si autoamplifica, o si autodiminuisce o evita il confronto nell’azione.
L’uomo saggio è l’uomo che è quello che è, e agisce di conseguenza.
L’uomo saggio non ha diaframmi tra sé e le proprie azioni.
L’uomo saggio sa che l’accettazione è la base della conoscenza e la conoscenza è la base dell’accettazione. Perciò l’universo viene a servirlo.

Mantra: Hoh Wam Hum Jah

Asana: seduti in posizione del loto o facile

Mudra: entrambe le mani formano il gyan mudra e riposano in grembo una sopra ‘altra, in contatto fra loro: la parte dorsale delle ultime due falangi degli indici della mano destra è in contatto con quella della mano sinstra; le altre dita sono distese e riposano sulle corrispondenti dita della mano opposta.

Concentrazione: Hoh viene pronunciato concentrandosi all’ombelico, Wam al cuore, Hum alla gola, Jah al terzo occhio. Poi si ripercorre il mantra in senso contrario: Jah al terzo occhio, Hum alla gola, Wam al cuore e Hoh all’ombelico.

Tempo: 12, 21 o 30 minuti.

Esecuzione: pronunciando ogni sillaba si contrae mulabandha. La concentrazione si sposta prima della pronuncia della singola sillaba. Al termine della meditazione portare l’attenzione nello spazio immediatamente sopra la testa e rimanere un minuto in silenzio.

Commento: i quattro suoni che compongono questo mantra sono quattro bija mantra, sillabe seme. La concentrazione su queste vibrazioni favorisce lo sviluppo di saggezza e conoscenza e il ricongiungimento interiore con se stessi.

La compenetrazione delle mani attuata con questa particolare forma di gyan mudra simboleggia l’armonizzazione dei due mandala fondamentali: la destra rappresenta vajra, il diamante; la sinistra padma, il loto, la matrice.

La destra è il piano dell’essere realizzato, della consapevolezza; la sinistra è il piano dell’uomo, il piano dei sensi.

 

Le parole che pronunciate e le azioni che compiete definiscono le priorità che date ai vostri pensieri.

I pensieri vengono e vanno, ma voi, attraverso parole e azioni scegliete le vostre intenzioni, e queste definiscono quali pensieri avete privilegiato.

C’è chi crede, pensando in un modo e parlando e agendo in un altro, di riuscire a trattenere gli opposti e a non perdere nulla, invece perde tutto.

Osservate le parole che dite e le azioni che fate e saprete dove state andando.

Che cosa è in primo luogo e cosa viene fatto passare in secondo? Poi potrete decidere se siete soddisfatti delle vostre scelte.

Delegare a reazioni emotive automatiche la direzione della propria esistenza è molto pericoloso. Soprattutto quando si è diventati capaci di farne a meno.

Girarvi nel letto, mentre dormite, da una parte o dall’altra fa poca differenza. Ma provate a dormire su una cengia a quattromila metri di altezza, e vedrete che differenza fa se vi girate da una parte o dall’altra.

 

Seconda meditazione:

 Om Vajrasattva Hum

“Questo mantra è per il risveglio, è un modo per fare sobbalzare il Buddha che è in me”

 

Come può essere divisa l’eternità? Come può essere diviso l’Infinito? Perché si ostinano a tentare una cosa impossibile, che li rende irreali e arreca sofferenza?

Le parti che compongono l’Assoluto sono infinite come eterni sono gli attimi che lo determinano. L’Assoluto è nel Relativo, perché ciò che è relativo lo è rispetto all’Assoluto.

Lì solo (nel Relativo) può essere realizzato l’Assoluto dall’uomo. Solo l’Intelligenza assoluta può entrare in contatto direttamente con se stessa, eterna nel tempo e infinita nello spazio. Ma l’Eterno non ha tempo, l’Infinito non ha spazio, perché questi concetti sono già una limitazione.

Mantra: Om Vajrasattva Hum

Asana: seduti in posizione del loto o facile.

Mudra: le mani vanno tenute all’altezza del terzo occhio, con la parte delle palme rivolta verso il viso: i mignoli della destra e della sinistra sono agganciati attraverso la terza falange; anulare e medio sono ripiegati all’interno delle rispettive mani e coprono il pollice; gli indici sono distesi e convergenti in modo che le punte siano in contatto. Anche le nocche tra la prima e la seconda falange dei medi e degli anulari sono in contatto. In questo modo, tra le nocche, viene a formarsi un piccolo foro dove si porta la concentrazione dello sguardo.

Concentrazione: gli occhi sono spalancati e guardano fisso il piccolo foro creato al centro del mudra. E’ importante che non sia un solo occhio a guardare nel piccolo buco, ma che questo venga messo a fuoco contemporaneamente da tutti e due gli occhi.

Esecuzione: la parola Vajrasattva è composta da tre suoni: Vajra, Sat, Va e la concentrazione va tenuta sull’individualità delle tre vibrazioni differenti. Ogni volta che si pronuncia il suono Hum si contrae mulabandha.

Tempo: 12, 21 o 30 minuti.

Commento: questo mantra è per il risveglio e: “un modo per fare sobbalzare il Buddha che è in me”. E’ un mantra molto potente, e richiede molto tempo di preparazione nella pratica e nella concentrazione, in modo che i tre corpi, pensiero, parola e azione, vengano messi in asse e  collegati in coerenza, contemporaneità e consequenzialità. Questo potete ottenerlo con un silenzioso Karma Yoga, praticando con un’attitudine priva di secondi fini. Essa apre il cuore e la mente al dono della meditazione in azione, della meditazione relazionale. A quel punto questo Kryia darà uno scossone improvviso e fortissimo all’impalcatura del pensiero dualistico. Se lo praticate prima che mente e cuore siano vuoti e puliti, vi servirà a interiorizzare perfettamente la tecnica, che al momento opportuno farà cadere il frutto maturo.

 

La vera comprensione non porta mai a certezze mentali, ma al contrario alla sensazione di sentirsi “persi”.

Come può esservi felicità senza conoscenza? Perché vi ostinate a considerare conoscenza una testa piena di pensieri e una vita senza felicità?

 

Terza meditazione:

Iccha Dvesa

“Il risveglio contiene l’ignoranza. Senza ignoranza non può esserci risveglio.
Non c’è nulla da aggiungere e nulla da togliere a quel che c’è”

 

Ci sarà un momento in cui le vostre spiegazioni e i vostri argomenti vi annoieranno terribilmente, penserete che qualcuno, al di là di voi, ve li abbia imposti, e vi limiterete a schiumare di rabbia. Questo stato potrà durare molto tempo. Non sarà facile. Poi verrete da me e in quel momento non avrete argomenti, non saprete che dire. Quando accetterete di non capire il perché della noia, della rabbia e del silenzio, senza scappare, vedrete il perché. Saprete che avete visto, dalla serenità che si impadronirà di voi.

 

                               Testo sanscrito
                               iccha-dvesa samutthena                              
                               dvandva-mohena bharata                           
                               sarva-bhutani sammoham                          
                               sarge yanti parantapa
 
                               yuktah karma-phalam tyaktva                  
                               santim apnoti naisthikim                           
                               ayuktah kama-karena                                   
                               phale sakto nibadhyate                                 
                                                                                                        
                               yadrccha-labha-santusto                            
                               dvandvatito vimatsarah                               
                               samah siddhav-asiddhau ca                      
                               krtvapi na nibadhyate                                  
 
                               Traduzione                                                                   
                               Tutti gli esseri nascono nell’illusione
                               sopraffatti dal dualismo del desiderio
                               e dell’avversione
 
                               L’uomo fermamente devoto raggiunge
                               la pace perché offre il risultato di tutte
                               le sue attività; mentre una persona che non è
                               in unione con l’Intento ed è avida dei frutti
                               del proprio lavoro ne rimane condizionata.
 
                               Colui che ha smesso di servire la dualità
                               e l’invidia, ma le impiega ed è equanime
                               nel fallimento e nel successo, soddisfatto di ciò
                               che gli giunge naturalmente, sebbene agisca
                                non rimane mai condizionato dalle sue azioni.

 

Asana: seduti in posizione del loto o facile.

Mudra: “mudra che annienta l’ignoranza”, il pugno della mano sinistra è chiuso con il pollice all’interno. Solo l’indica è esteso e punta dritto verso l’alto. La mano destra si chiude a pugno anch’essa con il pollice all’interno, attorno alla mano sinistra. L’indice della destra, piegandosi tra la prima e la seconda falange, copre la punta dell’indice sinistro formando una specie di riparo. Le mani sono all’altezza del centro del petto alla distanza di 3 cm dal corpo. L’indice della mano destra si trova appena sotto la gola e le braccia sono saldamente aderenti al torace.

Concentrazione: al terzo occhio

Esecuzione: cantare la shabad seguendo la melodia.

Tempo: 12, 21 o 30 minuti.

Commento: questa meditazione è per chi ha compreso la necessità di una protezione lungo la via della conoscenza. Per chi ha compreso che i pericoli sono molti e che quindi questa protezione deve essere grande, e che se essa lo è veramente egli non potrà controllarla. Chi ha compreso questo ha compreso il Dharma.  Iccha Dvesa è la shabad per trovare riposo e rilassamento nei momenti in cui lo stress si fa più forte. Va accompagnata dal “Mudra che annienta l’ignoranza”. Questo mudra rende sacro l’intento di cercare riposo e protezione. La posizione delle mani afferma nell’azione che non c’è dualità tra uomo comune e uomo realizzato, che c’è coincidenza tra gli opposti, tra ignoranza e risveglio: il risveglio contiene l’ignoranza. Senza ignoranza non può esserci risveglio. Non c’è nulla da aggiungere  e nulla da togliere a quello che c’è. Volere continuamente aggiungere o togliere qualcosa a noi stessi o alla realtà che ci circonda è il nucleo della sofferenza. Questa meditazione risveglia la coscienza sopita della grande possibilità insita in ogni uomo: quella di realizzarsi in questa stessa vita umana. Ci sono, nel mandala della mano sinistra, gli elementi della creazione e della vita  (l’indice rappresenta l’aria) e c’è la saggezza del mandala della mano destra che li circonda.

 

 

Ciascuno di questi tre Kryia ha un suo potere indipendentemente dagli altri, ma la loro pratica congiunta ha un grande effetto sinergico nel risvegliare la forza e l’intuizione necessarie per perseguire la via della conoscenza.

Potete praticarli per 10’ ciascuno, oppure portarli fino a mezz’ora ciascuno lasciando un intervallo di 3’ tra uno e l’altro per sgranchirvi le gambe. Un’ora e mezza al giorno di meditazione al sorgere del sole con questi tre Kryia in successione, vi apre la mente all’ampiezza dell’universo.

I problemi di tutti i giorni diverranno legna da ardere per il falò dell’ignoranza.

In quel tempo e in quello spazio lo spirito si incontrerà con la grazia e molti misteri saranno svelati.

 

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